Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento

Troviamo qui il senso del terzo elemento costitutivo del Corpus Domini: inginocchiarsi in adorazione di fronte al Signore. Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. Inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte. Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito (cfr Gv 3,16). Ci prostriamo dinanzi a un Dio che per primo si è chinato verso l’uomo, come Buon Samaritano, per soccorrerlo e ridargli vita, e si è inginocchiato davanti a noi per lavare i nostri piedi sporchi. Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che lì, in quel pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà vero senso alla vita, all’immenso universo come alla più piccola creatura, all’intera storia umana come alla più breve esistenza. L’adorazione è preghiera che prolunga la celebrazione e la comunione eucaristica e in cui l’anima continua a nutrirsi: si nutre di amore, di verità, di pace; si nutre di speranza, perché Colui al quale ci prostriamo non ci giudica, non ci schiaccia, ma ci libera e ci trasforma.

Benedetto XVI, Solennità del Corpus Domini 2008



Sotto attacco?

In questo articolo tra Pecora e Pastore il confronto è incentrato sul Congresso di Verona sulla famiglia naturale. Abbiamo lasciato sedimentare le emozioni per andare alla ricerca degli obiettivi latenti che portano a questo “odio” nei confronti dell’istituzione fondamentale della nostra società. Per il Pastore sono piuttosto chiari…

Pastore: Scrisse Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, domenica scorsa 24 marzo 2019 in riferimento al convegno mondiale (cristiano, non cattolico) sulla famiglia, svoltosi a Verona.
“La famiglia con figli ha bisogno di tante risposte politiche, e in Italia quasi di tutte, non di nuovi furiosi e inutili comizi. Qualcuno, pochi o tanti non so, di volta in volta si ricorderà anche di votare “contro” qualcun altro, ma è un fatto che lorsignori si dimenticano regolarmente di “fare”. La famiglia è un bene grande, e pretende visioni e azioni grandi perché capaci di futuro. Personalmente, ma so di non essere il solo, mi sento di dire che di chiacchiere altisonanti, ideologiche, vendicative, ostili e inesorabilmente vuote non ne posso più.”

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Pastori, vi prego, tornate alla Verità

Altro articolo che richiama i nostri pastori al loro “dovere” affinché noi, pecorelle smarrite, possiamo ritornare sulla retta via”

Negli ultimi decenni molti di voi, trascurando in modo evidente la vostra missione primaria di salvare anime, hanno sbagliato gravemente. Comportandovi come qualsiasi operatore sociale incredulo, avete svuotato le vostre azioni del sacro mandato conferitovi da Cristo, riassunto nel Vangelo di Matteo 28, 19-20, quando ha inviato i suoi apostoli dicendo loro: “Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato”. Dunque, reverendi padri, dovete decidervi per l’osservanza di tutto ciò che ha comandato Gesù, e non solo per alcune parti del suo Santo Vangelo.

https://www.aldomariavalli.it/2019/04/04/pastori-vi-prego-tornate-alla-verita/

Pastore “indegnamente felice”

Pecorella: Caro pastore, in questi ultimi due giorni (oggi è martedì 19 marzo, san Giuseppe) abbiamo pubblicato ben tre (3) articoli di credenti confusi e smarriti per la situazione della Chiesa e di chi la guida. Un laico, come me, una monaca (che si definisce addirittura “sradicata”), un padre missionario. Tu che sei un consacrato come loro, come ti senti?

Pastore: Felicemente e indegnamente partecipante del dramma di morte e resurrezione di Gesù. Felicemente e indegnamente parte ferita di una Chiesa che gli antichi Padri definivano “casta meretrix”: santa, in Cristo; peccatrice e infedele, nelle sue membra.

Pecorella: Grazie per la tua sincera risposta. In questo stato di “felicità indegna” non avverti un disagio per l’atteggiamento poco coerente con la dottrina della Chiesa da parte di alcuni confratelli e, purtroppo, anche da parte di qualche vescovo?

Pastore: Non solo avverto un disagio, ma una vera e propria ferita tanto personale, quanto dell’intera Famiglia-Chiesa. La ferita non si rimargina, ma si acutizza pensando che non si tratta solo di divergenze teoriche, ma di fatti, di scelte sia personali, sia condizionanti, sia imposte ad altri. Gran parte dei mezzi di comunicazione sociale intervengono poi solo scandalisticamente, cioè versando sale abbondante sulle ferite, ma non provando neppure a capire il cuore del problema.

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