Accogli l’islam e poi muori…

Pecorella: Caro Pastore, i fatti pasquali in Sri Lanka (terroristi islamici che si fanno esplodere in chiesa e in hotel contro la comunità cristiana) ci riporta alla vexata quaestio: siamo di fronte ad un problema dovuto ad una frangia di esaltati o ad una guerra di religione?

Pastore: Certamente non si tratta solo di una frangia di esaltati. Lo dimostra chiaramente il fatto che senza l’impegno e il sangue dei nostri avi a Poitiers (732), Lepanto (1571) e Vienna (1683) tutti gli europei in seguito sarebbero già nati musulmani.

Pecorella: Sembra però che il problema sia sottovalutato. Almeno in Europa non lo si considera un problema. Perché?

Pastore: I motivi sono proprio tanti. Meriterebbero un libro loro da soli, più una breve risposta in un blog. Sicuramente c’entra:

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Essere omosessuali: è un peccato?

Pecorella: Caro Pastore, partiamo dal tweet a fianco. E’ del gesuita James Martin, padre che non nasconde la sua volontà di sdoganare l’omosessualità anche nella Chiesa.
Infatti il suo tweet inizia proprio con “Essere gay non è una colpa. E’ la modalità con cui Dio ha creato alcune persone”. Già con questo incipit c’è da discutere abbastanza. Che dici?

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Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento

Troviamo qui il senso del terzo elemento costitutivo del Corpus Domini: inginocchiarsi in adorazione di fronte al Signore. Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale contro le idolatrie di ieri e di oggi. Inginocchiarsi davanti all’Eucaristia è professione di libertà: chi si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti a nessun potere terreno, per quanto forte. Noi cristiani ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento, perché in esso sappiamo e crediamo essere presente l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto amato da dare il suo Figlio unigenito (cfr Gv 3,16). Ci prostriamo dinanzi a un Dio che per primo si è chinato verso l’uomo, come Buon Samaritano, per soccorrerlo e ridargli vita, e si è inginocchiato davanti a noi per lavare i nostri piedi sporchi. Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che lì, in quel pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà vero senso alla vita, all’immenso universo come alla più piccola creatura, all’intera storia umana come alla più breve esistenza. L’adorazione è preghiera che prolunga la celebrazione e la comunione eucaristica e in cui l’anima continua a nutrirsi: si nutre di amore, di verità, di pace; si nutre di speranza, perché Colui al quale ci prostriamo non ci giudica, non ci schiaccia, ma ci libera e ci trasforma.

Benedetto XVI, Solennità del Corpus Domini 2008



Sotto attacco?

In questo articolo tra Pecora e Pastore il confronto è incentrato sul Congresso di Verona sulla famiglia naturale. Abbiamo lasciato sedimentare le emozioni per andare alla ricerca degli obiettivi latenti che portano a questo “odio” nei confronti dell’istituzione fondamentale della nostra società. Per il Pastore sono piuttosto chiari…

Pastore: Scrisse Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, domenica scorsa 24 marzo 2019 in riferimento al convegno mondiale (cristiano, non cattolico) sulla famiglia, svoltosi a Verona.
“La famiglia con figli ha bisogno di tante risposte politiche, e in Italia quasi di tutte, non di nuovi furiosi e inutili comizi. Qualcuno, pochi o tanti non so, di volta in volta si ricorderà anche di votare “contro” qualcun altro, ma è un fatto che lorsignori si dimenticano regolarmente di “fare”. La famiglia è un bene grande, e pretende visioni e azioni grandi perché capaci di futuro. Personalmente, ma so di non essere il solo, mi sento di dire che di chiacchiere altisonanti, ideologiche, vendicative, ostili e inesorabilmente vuote non ne posso più.”

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