Accogli l’islam e poi muori…

Pecorella: Caro Pastore, i fatti pasquali in Sri Lanka (terroristi islamici che si fanno esplodere in chiesa e in hotel contro la comunità cristiana) ci riporta alla vexata quaestio: siamo di fronte ad un problema dovuto ad una frangia di esaltati o ad una guerra di religione?

Pastore: Certamente non si tratta solo di una frangia di esaltati. Lo dimostra chiaramente il fatto che senza l’impegno e il sangue dei nostri avi a Poitiers (732), Lepanto (1571) e Vienna (1683) tutti gli europei in seguito sarebbero già nati musulmani.

Pecorella: Sembra però che il problema sia sottovalutato. Almeno in Europa non lo si considera un problema. Perché?

Pastore: I motivi sono proprio tanti. Meriterebbero un libro loro da soli, più una breve risposta in un blog. Sicuramente c’entra:

  1. il relativismo (va tutto bene, basta che ci vogliamo bene – salvo che i musulmani ci vogliono conquistare, non voler bene!);
  2. l’incredibile ignoranza religiosa e storica da parte dei cristiani e dei cattolici in particolare a riguardo della propria fede (la maggior parte dei cristiani anche impegnati a livello sociale, di volontariato… si sono arrestati al catechismo della terza elementare);
  3. l’inammissibile (specialmente oggi) ignoranza di tanti fedeli cristiani a riguardo dell’islam. Giusto un accenno: il termine “islam” in arabo significa “sottomissione”. A Dio prima di tutto. Tanto che il Corano sarebbe stato letteralmente dettato da Allah a Maometto (infatti, ai convertiti viene prima di tutto insegnato l’arabo, in modo da poter – dopo qualche anno – leggere il Corano in lingua autentica e originale, l’arabo). Ma non si tratta solo della totalmente passiva sottomissione della persona umana a Dio. Si tratta anche della sottomissione di tutti gli uomini del mondo a Maometto e al Corano: “dove non sono arrivate le nostre spade, arriveranno i grembi delle nostre donne!” E’ questo uno dei motti dell’islam attuale. Si veda il numero dei figli delle famiglie musulmane e la disastrosa denatalità, ad esempio italiana.

Pecorella: Chi conosce bene l’Islam, pensiamo a Magdi Cristiano Allam, convertitosi al cattolicesimo ma cresciuto come musulmano, sa bene cosa prescrivono alcune sure. Ma spesso si fa distinzione tra i terroristi islamici e i musulmani “moderati”. E’ reale questa distinzione? Possiamo comunque affermare che l’Islam è una “religione di pace”?

Pastore: Occorre assolutamente distinguere tra la religione in sé e le persone concrete che si incontrano. Dispiace, ma è dovere di verità, ammettere che l’Islam in sé è una “religione di guerra” (si legga il Corano, sempre da non interpretare, ma da prendere alla lettera nella versione araba).
D’altra parte, non tutti i musulmani sono uguali. Ci sono molti di loro per cui la “sottomissione” è segno di ricerca della verità religiosa; anche persone che svolgono davvero il loro dovere nella famiglia e nella società. Ma il principio di fondo rimane “guerreggiante”.
Pur ammettendo la necessaria libertà di religione, è necessario fare in modo, ad esempio, che come nei paesi occidentali si possono costruire chiese e moschee, così sia preservato il diritto di reciprocità. Sono molti, troppi i paesi al mondo in cui ancora oggi professarsi cristiani significa rischiare oggettivamente la vita per sé e per la propria famiglia.
Si veda il recente documento sulla libertà religiosa redatto dalla Commissione Teologica Internazionale: La libertà religiosa per il bene di tutti.

Pecorella: In Svizzera, Norvegia, Germania, Gran Bretagna i musulmani sono attorno al 6%, in Svezia, Francia, Belgio superano l’8% (dati del 2016 quindi sono sicuramente una sottostima rispetto ad oggi). Pochi? Ricordiamo che la loro integrazione è scarsa e che, vivendo in comunità aggregate, la loro presenza in certe zone è già maggioritaria.Se il principio di fondo rimane “guerreggiante” allora perché accettare questa accoglienza suicida?

Pastore: Si tratta di un’autentica autodistruzione da parte dell’occidente. Già si diceva che la mancanza assoluta di valori solidi nella cultura occidentale; il relativismo teorico, morale e di fede; il buonismo per cui bisognerebbe dar ragione a tutti… hanno fatto grandi passi.
Un solo minimo criterio che la politica internazionale potrebbe assumere, se avesse un po’ di saggezza: finché non ci fosse autentica libertà per i cristiani di professare la propria fede pubblicamente e di costruire chiese anche nei paesi a maggioranza musulmana, andrebbero bloccate non solo le nuove costruzioni di moschee, ma anche le attività propagandistiche islamiche in  tutti i paesi occidentali.
Ma, al giorno d’oggi non vedo nessuno all’orizzonte che abbia la schiena diritta per proporre un principio di semplice reciprocità di questo tipo. Peccato.
Il XXI secolo è già e probabilmente sarà sempre di più il secolo dei martiri cristiani.

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